Sul serio: russano o no? Se qualcuno mi sapesse dare una risposta…
E’ un sito che permette di vedere film in streaming, senza installare nulla, con qualsiasi browser. Film in bianco e nero o recentissimi, di registi riconosciuti o semi-sconosciuti, alcuni gratis altri pagando da 2 a 5 euro. Occhio solo che sia visibile nella tua fetta di mondo.
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(e un saluto a lui, sette anni dopo)
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Perché si diceva che il Qualitel sarebbe stato uno strumento troppo oneroso? E perché tante storie sulla sua utilità?
Magari ho capito male, ma mi pare che qualcuno telefoni alle persone che pagano il canone Rai e chiede loro cosa gli piace e quanto, poi quel qualcuno (a proposito, chi è quel qualcuno?) mette insieme i dati e dice – oggi – che Report è la trasmissione più di qualità di tutta la tv nazionale, seguita da Blu Notte, Medicina33, Che tempo che fa ed altri.
Bello, no?
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Dal 13 dicembre è partita l’Alta Velocità. Evviva, siamo un Paese moderno! In pratica, dal 13 dicembre sono aumentati i prezzi dei biglietti. Per il resto è tutto un disservizio: non c’è un treno che non sia arrivato in ritardo. Ma niente generalizzazioni, parlo per me: ho preso il treno Padova-Roma il 17 dicembre e sono arrivata in ritardo di 25 minuti. Ho preso il Roma-Padova il 18 e sono arrivata 55 minuti dopo l’orario previsto. Ma ho speso 132 euro, contro i 112,5 di una settimana fa (e non erano mica pochi neanche prima…).
Meno male che almeno ci sono i rimborsi, si vociferava fra compagni di sventura. E invece no, ha assicurato il preparatissimo controllore: solo dopo 60 minuti di ritardo si potrà ottenere un 25% di rimborso, e a meno che il ritardo non sia dovuto a una serie così lunga di imprevisti che neanche il Monopoli. Colpa delle nuove normative della Comunità Europea.
Eppure sul sito di Trenitalia si trova scritto quanto segue:
L’arrivo con un ritardo superiore a:
25 minuti di un treno Eurostar Italia Alta Velocità (AV e AV Fast), Eurostar Italia (ES* e ES* Fast) – bonus pari al 50% del prezzo del biglietto pagato.
30 minuti di un treno Intercity, Eurocity per il percorso nazionale (esclusi treni Cisalpino), Eurostar City – Pari al 30% del prezzo del biglietto pagato nel caso di posto a sedere
60 minuti di un treno Intercity notte, Espresso, Euronight per il percorso nazionale (solo posti a sedere) – Pari al 30% del prezzo del biglietto pagato. Pari al 20% del prezzo corrisposto a seconda della sistemazione utilizzata nel caso di viaggio in cuccetta, VL, vettura Excelsior
Ed inoltre il 14 luglio scorso – 5 mesi fa, a normativa comunitaria già vigente – Tenitalia usciva con questo comunicato stampa:
Parte la nuova procedura di Trenitalia per la gestione dei bonus, le cui parole d’ordine saranno semplificazione e riduzione dei tempi d’attesa. E’ infatti possibile richiedere il bonus per il ritardo del proprio treno o per il guasto della climatizzazione con la possibilità di conoscere subito l’esito della richiesta. Questa nuova modalità prevede l’estensione a dodici mesi sia del limite entro cui fare richiesta (il termine, prima, scadeva dopo 30 giorni), sia quello per l’utilizzo del bonus (finora il limite era 6 mesi), senza alcuna richiesta da spedire o presentare in biglietteria.
(…)
L’entità dei bonus e dei ritardi previsti da Trenitalia per il loro rilascio (50% del prezzo del biglietto dopo 25 minuti per AV ed Eurostar, 30% dopo 30 minuti per gli Intercity, 20% dopo 60 minuti per gli Espressi) continuano così ad essere più vantaggiosi per i clienti, sia rispetto ai parametri delle altre compagnie ferroviarie europee, sia a quelli minimi imposti dalla normativa europea, e obbligatori da dicembre prossimo.
Complimenti.
Ma serve ancora incazzarsi in questo Paese? Temo di no, visto che l’amministratore delegato Mauro Moretti ha oggi dichiarato su Repubblica: “Ma no, nessun mea culpa. Sapevamo che anche il nostro sistema avrebbe presentato dei difetti di rodaggio”.
Ma benedetto signore, allora perché non avete rimandato questo ridicolo lancio? E soprattutto, se è ovvio che ci siano disagi perché non avete mantenuto per un certo tempo le tariffe precedenti?
A forza di essere cornuti e mazziati in questo Paese cosa dovremo fare. Fuggire non si può, bisogna amare l’Italia senza se e senza ma. Non ci restano che la Mafia, la bomba atomica o la risata che tutti ci seppellirà.
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Mi piace la cattiveria non patinata di internet, mi fanno ridere le canzoncine sul ferimento e anche il gruppo dei fan della statuetta del Duomo.
Ciò non toglie che l’attentato a Berlusconi vada condannato fermamente, senza se e senza ma.
Anzi, con due ma: ma uno psicolabile non può essere né il delegato di chissà quale complotto dei Servizi Segreti, né il prodotto di un presunto clima d’odio. Uno psicolabile è uno psicolabile, e deve essere soltanto curato.
E poi ma non dimentichiamo che, anche se ferito, Berlusconi-premier rimane quello di ieri, quello sul palco di cinque minuti prima dell’aggressione, quello di cui molti di noi non condividono l’operato.
Fosse per me, la vedrei così: condanno l’attentato, solidarizzo con l’uomo Berlusconi, continuo a contestare il premier.
Che altro hanno da dire a Porta a Porta?
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C’è un Presidente
benedicente
tutta sua la gente
99 per cente…
c’è soltanto un dissenziente
ma c’ha un corpo contundente
C’è un Presidente
convalescente
perchè un demente
gli ha rotto un dente
vedrai che non si è fatto niente
Presidente onnipotente
Bonaiuti presente
Bondi piangente
Brambilla fremente
La Russa inseguente
magistrato incompetente
e sinistra delinquente!
(Testi Bujatti-Tomalino-Benesso, musiche del Presidente)
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Così, in via preventiva: se Massimo Tartaglia non sarà processato il motivo è che è infermo di mente, e NON che la magistratura è di sinistra.
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Gioacchino Genchi, vice questore aggiunto a Palermo, in aspettativa
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Si apre la crisi quando al Governo viene meno la fiducia della maggiornanza parlamentare e non è di fatto più in grado di funzionare regolamente.
- Crisi parlamentari
* per sfiducia espressa
* per sfiducia tacita
- Crisi extraparlamentari
* per morte, grave malattia o dimissioni del Presidente del Consiglio
* per decisioni della Corte Costituzionale che incidono sull’indirizzo politico del Governo
* per prese di posizione degli organi dei partiti in contrasto con i contenuti del programma di Governo
* per mutati atteggiamenti dei gruppi parlamentari
* per dissenso tra i Governo e il Presidente della Repubblica
* per nuove elezioni politiche
* per orientamenti di stampa o di opinione pubblica o manifestazioni di piazza contrarie al Governo
…beh?!
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E la legge sui beni partimoniali confiscati alla mafia?
E l’abolizione del 41bis?
E… ma non sono la magistratura e le forze dell’ordine ad arrestare i mafiosi???
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Essere disfattisti fa sfigato, essere pessimisti poi, diomio per carità, niente di peggio, oh rampante società che orrore i perdenti…
Pier Luigi Celli con la sua lettera a Repubblica ha lanciato un vero e proprio caso (ma sai che novità: il mio amico operaio lo dice da mesi, e, se posso permettermi, anche a maggior diritto del professor-ganglio-del-potere…), e stanno arrivando in formazione bipartisan tutti i nobili inviti a restare, da Zaia a Napolitano.
Bene, si rimanga, in nome della Patria e della Bandiera, siam pronti alla morte l’Italia chiamò.
Poi succede che un amico (lo stesso che ha l’eiaculazione precoce) dopo anni che scrive su un giornale scopre che ogni mese il valore dei suoi pezzi lo decide il direttore a sua totale e completa discrezionalità, arrivando a pagare anche la bellezza di 8 euro ad articolo… Mica male.
Di trattare sul proprio “valore commerciale” neanche se ne parla, ma pare che anche il diritto a venirne edotti sia al capo alquanto sgradito: meglio lasciar perdere, la risposta sarebbe “si accomodi”.
Accomodiamoci allora. Spero che Zaia o Napolitano abbiamo una bella sedia imbottita in tricolore anche per me.
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La giustizia è lenta, i reati si prescrivono sempre più in fretta, e quando non c’è un potente che festeggia la propria innocenza barando sui significati, c’è sempre un magistrato da accusare di grave nullafacenza. Così, nel Paese delle sanzioni senza soluzioni, si scatena la folla contro il capro espiatorio del magistrato fannullone, e si pone pronto rimedio inventando rocambolesche leggi che lottano contro la Costituzione, così smaccatamente dirette a risolvere il più urgente problema del Paese, ossia l’impunità di Berlusconi, da potersi permettere di rinunciare ad ogni maschera. Intanto, parallelamente, insidiosamente, strisciano le riforme sotterranee, quelle che preparano il terreno, quelle che scavano in silenzio il loro solco. I killer più temibili, si sa, sono quelli dalla faccia innocente. Come ad esempio quell’articolo 13 comma 2 del decreto legislativo n. 160/2006, la riforma dell’ordinamento giudiziario promulgata quando Mastella era Guardasigilli, che impedisce ai magistrati di prima nomina di fare i pubblici ministeri, consentendo ai neo-vincitori del concorso di chiedere il passaggio da funzione giudicante a requirente non prima di due anni di attività e attraverso complesse procedure. La norma è apparentemente innocente, ma gravida di conseguenze pratiche. Grazie alla riforma mastelliana, infatti, gli organici degli uffici giudiziari requirenti si andranno azzerando, e presto non ci sarà più un numero di posti giudicanti pari a quello dei magistrati da collocare. Ecco cosa sta succedendo. Tutti i vincitori dell’ultimo – e unico dopo la riforma – concorso di magistratura sono stati costretti a fare i giudici, lasciando più di 200 posti scoperti nelle procure di tutta Italia, il 10% del totale visto che i pubblici ministeri sono 2000 su 6500 magistrati (e, giusto per fare una relazione, si pensi che solo in una città come Padova sono 2000 gli avvocati iscritti all’ordine). Quando le procure saranno completamente svuotate cosa si farà? La carenza è già pesante in particolare al Sud, dove nessuno vuole andare, dove è impensabile – e la pratica lo conferma – che un giudice che abbia maturato qualche anno di esperienza decida di trasferirsi, a maggior ragione passando alla funzione di pubblico ministero. E così accade che in luoghi ad altissima densità criminale come Gela e Nicosia si finisce per lasciare nelle mani di un solo sostituto procuratore tutta l’enorme mole di lavoro, con turni 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Qualche dato: in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, le quattro regioni del Sud a più grave emergenza criminale, i posti vacanti sono 127, con procure in cui la scopertura arriva oltre l’80% – come Vibo Valentia che riceve ogni anno la bellezza di 5000 nuovi fascicoli verso noti (dati di luglio 2009). La domanda è: perché? Forse perché quello del pubblico ministero sarebbe un lavoro troppo difficile? E l’attività di chi giudica non è forse altrettanto importante e bisognosa di esperienza e responsabilità? E allora perché, sotto il bel viso di una riforma che tutela i giovani, c’è un cattivo gioco che fa sì che al Sud i posti negli uffici requirenti siano gravemente vacanti? Non si poteva immaginare che lasciando le procure scoperte si sarebbero legittimati i reati, favorite le mafie? Non si poteva sospettare che così facendo si sarebbe creato un grave problema di efficienza di uno dei poteri dello Stato? La copertura dei posti vacanti è stata per anni risolta dagli uditori, con l’ulteriore vantaggio che i giovani erano pieni di entusiasmo ed energia e i più esperti potevano occuparsi delle investigazioni più complesse. Era proprio necessario mettere mano ad un sistema che funzionava? La preoccupazione se l’è posta il nuovo governo, rispondendo con un decreto legge, il 143/2008, che è la più classica delle pezze peggiori del buco. Si prevedono infatti per le sedi disagiate e le sedi a copertura necessaria con oltre il 20% di scopertura di organico, degli incentivi di tipo economico e di carriera, che dovrebbero spingere i magistrati a chiedere il trasferimento. Il problema naturalmente non si è risolto: pochi fanno richiesta, quelli che la fanno dopo due anni hanno diritto a spostarsi nuovamente, e i flussi di mobilità e di ricambio sono in questo senso molto eloquenti nel prevedere a breve il totale sfascio delle Procure. Insomma, non si fa altro che tirare da Nord a Sud una coperta troppo corta, visto che tra l’altro non esiste alcun incentivo al passaggio da funzioni giudicanti a requirenti. Grazie alla riforma di verticizzazione delle Procure, infatti, i pm sono già stati resi meno indipendenti. Per non parlare della cancellazione di qualche parola in due articoli del c.p.p. al vaglio del Parlamento, che, nel silenzio delle piazze, sancirebbe l’immediata sottrazione al pm del potere di acquisizione delle notizie di reato e del controllo diretto della polizia giudiziaria, per legarli con una pericolosa cinghia di trasmissione direttamente all’esecutivo. Insomma, alla prova dei fatti i pochi magistrati requirenti o stanno su o stanno giù, e da qualche parte si resta necessariamente scoperti; lo Stato spende 1 milione di euro in più all’anno, le sedi rimangono vacanti, i fascicoli continuano ad accumularsi. E continuando ad unire i puntini apparirà presto un’indispensabile separazione delle carriere con nomine di pm “graditi”.
(Articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano)
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Dunque, le intercettazioni. Le intercettazioni sono uno degli strumenti di indagine, ed uno tra i più importanti, tra l’altro. Eppure, in questo clima spaventato di richiesta costante di protezione, mentre si inaspriscono le norme contro gli immigrati, si pensa di ridurne drasticamente le possibilità di utilizzo da parte della magistratura. Perchè?
Prima critica: la venale. “Si spendono troppi soldi per le intercettazioni”. Troppi rispetto a che? All’America? Se si contano solo quelle disposte dalla magistratura magari sì, ma negli Stati Uniti possono essere disposte anche dalla Polizia Giudiziaria, dagli Investigatori, dai Vigili Urbani… Dunque, troppe rispetto a cosa? Nessuno si è mai chiesto se sono troppe rispetto ai reati che vengono scoperti? E che, dinanzi a delle intercettazioni, si inducono spesso gli indagati a confessare o a patteggiare, riducendo di molto la lunghezza dei processi, e quindi anche le relative spese?
Secondo punto: la proposta di riduzione dei reati “intercettabili” a quelli di terrorismo, mafia e simili. L’impatto sull’opinione pubblica sarà anche d’effetto, peccato però che questi siano i reati per cui le intercettazioni servono di meno: al massimo potrebbe servire qualche ambientale, ma i mafiosi e i terroristi non parlano quasi mai dei propri affari al telefono.
Infine, la privacy. Chiediamo sicurezza e siamo disposti a rinunciare a gran parte della nostra libertà per ottenerla (telecamere nelle città, controlli di polizia, etc.), ma le intercettazioni no. Perchè no? Saremmo disposti a rinunciare alla comodità del cellulare per tutelare la nostra privacy dall’indiscrezione degli operatori delle compagnie telefoniche? No, quello non ci disturba. E dunque – e qui viene il punto – se è vero che a nessuno devono interessare i messaggini d’amore tra l’indagato e la sua amante, non è altrettanto vero che la soluzione sia impedire le intercettazioni di reato verso l’indagato. Basta modificarne le regole di divulgazione. Troppo semplice?
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