C’è un libro vecchio di qualche anno che è insieme un piccolo trattato di filosofia e un manifesto della “secondità”. E’ “H.P. L’ultimo autista di Lady Diana” di Beppe Sebaste.
Eccone un piccolo assaggio.
“Il problema non è mentire, così come la soluzione non è la verità. Il problema è come ci si sente. Siamo quello che di noi vedono gli altri. Anche se sappiamo di essere altro. Ma non potendo descrivere la nostra esistenza, siamo condannati ad accettare le descrizioni degli altri – amici. Quelli che ci riflettono. Domanda: quand’è che una relazione si raffredda e poi muore? Quando qualcuno non si riconosce più nello sguardo che l’altra persona porta su di lui. Quando sentiamo di non appartenerci perché non riusciamo più ad immaginarci l’un l’altro, ma ci sentiamo altrove. Se l’amicizia può ancora sopportare questa distanza, l’amore di certo non sopravvive al freddo. Finchè non avremo di nuovo bisogno di un altro sguardo che ci lascia esistere, e così via, perché una cosa è certa, aneliamo ad essere guardati, compresi, contenuti. Contenti”.

Se l’essere è non può non essere , direbbe Parmenide.
L’essere può essere e non essere , direbbero i sofisti.
Anelare ad essere guardati è un essere o un pensato?