La solitudine dei numeri primi: un grandissimo successo editoriale per il 25enne Paolo Giordano – dottorando in fisica, frequentatore della Holden ed esordiente letterario. Un romanzo ben scritto che segue le vite di due persone segnate definitivamente da un trauma infantile, due persone simili che però non riescono a trovare sollievo alla propria solitudine nemmeno nella propria somiglianza: si sfiorano ma non riescono mai a toccarsi davvero.
Il tema è estremamente affascinante: parla di nevrosi che si cicatrizzano nell’animo di alcuni condizionandone totalmente l’esistenza, nevrosi che però non esplodono, ma vengono sistematicamente tenute nascoste, come un segreto prezioso. E nemmeno confessarle è sufficiente a redimerle, perchè la solitudine che impongono è senza speranza.
Un libro piacevole, e piacevolissimo è il suo autore, con quella sua timida modestia. Ma francamente non riesco a capire quale sia il vero valore aggiunto di questo romanzo, che cos’abbia più di altri (a parte un titolo azzeccatissimo) e perchè abbia riscosso tutto questo successo.
Se qualcuno ha qualche idea in merito, per favore me lo spieghi.

Non ho letto il libro, e dunque nello specifico non posso dire più di tanto. Del resto, le vie dell’editoria (e le sue regole) sono infinite e imperscrutabili. Però dici che il libro è piacevole, il tema estremamente affascinante, il titolo azzeccatissimo: cosa vuoi di più? Peraltro vende alla grande… Alla domanda: perché un libro del genere (che, ripeto, non ho letto) riscuote tanto successo, provo a rispondere genericamente da lettore: “Perché tocca le mie corde, perché mi fa riflettere su qualcosa che la fretta, o il buio culturale che spesso ci avvolge come un domopak asfissiante, ci porta di solito a trascurare. Perché usa parole oneste e sincere. Perché non è banale”. Ecco, forse questa può essere la sintesi: anche un “non-capolavoro”, a volte, può essere prezioso.
Cara gaia, anch’io sono stata affascinata dal titolo e dal tema, ma per me il libro non ha affatto la profondità che ti aspetteresti. E’ piacevole, ma come infiniti altri. Forse il motivo stia nelle aspettative troppo alte, o nelle misteriose vie dell’editoria di cui parli tu… Se lo leggi, poi fammi sapere.