Dunque, le intercettazioni. Le intercettazioni sono uno degli strumenti di indagine, ed uno tra i più importanti, tra l’altro. Eppure, in questo clima spaventato di richiesta costante di protezione, mentre si inaspriscono le norme contro gli immigrati, si pensa di ridurne drasticamente le possibilità di utilizzo da parte della magistratura. Perchè?
Prima critica: la venale. “Si spendono troppi soldi per le intercettazioni”. Troppi rispetto a che? All’America? Se si contano solo quelle disposte dalla magistratura magari sì, ma negli Stati Uniti possono essere disposte anche dalla Polizia Giudiziaria, dagli Investigatori, dai Vigili Urbani… Dunque, troppe rispetto a cosa? Nessuno si è mai chiesto se sono troppe rispetto ai reati che vengono scoperti? E che, dinanzi a delle intercettazioni, si inducono spesso gli indagati a confessare o a patteggiare, riducendo di molto la lunghezza dei processi, e quindi anche le relative spese?
Secondo punto: la proposta di riduzione dei reati “intercettabili” a quelli di terrorismo, mafia e simili. L’impatto sull’opinione pubblica sarà anche d’effetto, peccato però che questi siano i reati per cui le intercettazioni servono di meno: al massimo potrebbe servire qualche ambientale, ma i mafiosi e i terroristi non parlano quasi mai dei propri affari al telefono.
Infine, la privacy. Chiediamo sicurezza e siamo disposti a rinunciare a gran parte della nostra libertà per ottenerla (telecamere nelle città, controlli di polizia, etc.), ma le intercettazioni no. Perchè no? Saremmo disposti a rinunciare alla comodità del cellulare per tutelare la nostra privacy dall’indiscrezione degli operatori delle compagnie telefoniche? No, quello non ci disturba. E dunque – e qui viene il punto – se è vero che a nessuno devono interessare i messaggini d’amore tra l’indagato e la sua amante, non è altrettanto vero che la soluzione sia impedire le intercettazioni di reato verso l’indagato. Basta modificarne le regole di divulgazione. Troppo semplice?

Hai colto nel segno: modificare le regole di divulgazione. Tradotto: impedire che DURANTE le indagini il materiale dell’indagine stessa (intercettazioni comprese) venga messo a disposizione degli avvocati difensori, presso le cancellerie dei tribunali. Questa norma venne introdotta nel codice di procedura penale nei primi anni 90 (non ricordo a memoria la data esatta) sull’onda del garantismo imperante che portò all’introduzione del cosiddetto avviso di garanzia: non solo ti avviso che sto indagando su di te (e sull’opportunità di questo principio ci sarebbe da discutere…) ma ti metto a disposizione tutto il materiale che via via raccolgo su di te. Non alla fine, ma durante.
Ecco, tecnicamente il problema è tutto in quel durante. Che se alla fine dell’indagine il magistrato fosse costretto a distruggere tutto il materiale non pertinente all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, il problema semplicemente non si porrebbe. Moralmente, invece, si tratta della solita buffonata ipocrita italiana. Altro che privacy: questi criminali vogliono soltanto spuntare le armi ai soli (pochi…) che potrebbero ostacolare il loro delinquere quotidiano.