Il Veneto mette al bando i libri dei firmatari della petizione pro-Battisti – nel senso di Cesare. Il Veneto, nella fattispecie, è l’assessore alla cultura della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon e i suoi seguaci pidiellini.
Andiamo con ordine.
Un numero significativo di scrittori firmò, l’11 febbraio 2004, una petizione per chiedere la liberazione di Cesare Battisti. Tra questi Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, i Wu Ming, ed anche Roberto Saviano, che però lo scorso anno ha chiesto di essere cancellato da quella lista.
Il dato di fatto è che Cesare Battisti, al di là di come la si pensi e fintanto che si ha un minimo di fiducia nelle istituzioni, è stato condannato in via definitiva per avere ucciso quattro persone. Ed è scappato. Chi lo difende parla di clima ostile, di capro espiatorio, di delitti politici. Anche fosse, è un condannato ed è scappato. Adriano Sofri, per esempio, è rimasto. Troppo socratico?

Ma andiamo oltre il giudizio sulle scelte di Battisti, che coinvolgono il senso dello Stato, il rispetto delle regole, la coerenza, e giustificherebbe, per analogia, anche il comportamento del Premier e di tutti noi, che legittimamente potremmo scegliere quali leggi ci piacciono e quali no. E andiamo oltre anche alle scelte dei Paesi che hanno negato l’estradizione per motivi che stendono un’ombra inquietante sulla considerazione di cui gode l’Italia all’estero. Concentriamoci sulla brillante sparata dell’assessore provinciale, e chiediamoci: è sbagliato leggere i libri di Cesare Battisti perché è un omicida? E’ sbagliato, quindi, leggere le poesie di Baudelaire perché era un drogato o ammirare i quadri di Schiele perché era stato condannato per corruzione di minori? Secondo me, no. “Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere (quando contano, naturalmente). Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi”, diceva Calvino.
Ma la trovata dell’assessore veneto è ancora più sensazionale: non solo non si devono leggere i libri di Battisti, ma nemmeno quelli dei suoi amici.
Deriva culturale? Censura? Incostituzionalità? Tutte queste cose. Ed anche un ottimo modo di creare un martire, ed una bella trovata pubblicitaria, alla quale chiunque ricordi l’index librorum prohibitorum o i roghi delle opere sgradite al regime non può non abboccare.
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20 gennaio 2011 di Chiara Jato


Volendo rimarcare la differenza che distingue cultura e intelligenza e ricordando la posizione dell’autore della trovata, non credo sia la prima a far difetto… con tutto quel che ne segue: “Deriva culturale? Censura? Incostituzionalità?”
Comunque anche se sono convinto che molti dei miei punti di riferimento artistico-letterario sarebbe proprio meglio non conoscerli privatamente (e valutarli in base alle loro opere), con Battisti siamo veramente al limite…
Sante