Cremonini superstar. Il ragazzo che andava in vacanza con la vespa ha appena vissuto un anno memorabile.

E’ stato un anno molto ricco per te: il film con Pupi Avati, una colonna sonora, l’Heineken Festival con i Coldplay, il Wind Music Award… cosa ti manca?
Poi c’è anche Jovanotti, il fatto che il best sia andato così bene… non pensavo che si potessero fare tutte queste cose insieme. Cosa mi manca? Non mi manca altro. Poi io penso sempre al futuro, quindi quando finirà il tour comincerò a lavorare al prossimo disco – sempre per mettersi alla prova. Le cose più belle per me sono sempre quelle che devono ancora venire.
Come tutti, anch’io ti chiedo com’è andata l’esperienza con Avati.
È stato come nutrirsi di un poeta dell’anima, di una persona ricca che ha reso per osmosi un po’ più ricco anche me. Mi sono nutrito di tutta la sua esperienza e della sua poesia, di cui è pieno il suo vivere e non solo la sua arte. Ha una enorme capacità tecnica come oratore e scrittore, secondo me un grandissimo talento. E dato che per me il confronto con gli altri è fondamentale, soprattutto alla mai età, e non si arriva da nessuna parte se non insieme gli altri, avere avuto a che fare con Pupi è stata una bellissima esperienza.
Ora comincia il nuovo tour, e un nuovo tour è sempre una sorpresa. Cosa dobbiamo aspettarci? Un Cremonini più elettrico, più acustico, più scatenato, più Lunapop o più intimista?
Sarà un concerto completo, il pubblico per la sua qualità di ascolto merita un concerto completo, vario. La mia discografia raramente si è appoggiata al passato. Ho seguito un percorso umano, cercando di essere coerente anzitutto con me come uomo. Sarà quindi un concerto molto musicale ma ricco di trasformazioni, come è stata la mia carriera.
Dieci anni di carriera chiamano inesorabilmente bilanci. Che bilancio faresti, dunque, a caldo, in un momento così affollato di novità?
Io non cambierei niente di quello che mi sta accadendo – e vorrei anche vedere di potermi lamentare! La cosa più bella che mi è successa in questi anni è stata di avere costruito un abbraccio con un interlocutore, il mio pubblico, molto simile a me, che, come me, ama gli stimoli e lo sperimentare, ma leggendo e ascoltando e guardando ai classici, come faccio io.
Sappiamo che sul tuo braccio è tatuato Freddy Mercury. Che significato ha per te?
Per me FM è stato il faro per carisma, per musicalità, per sensibilità, ed anche per quella parte più egocentrica e autoreferenziale che il mio lavoro porta con se. È il vento di poppa che mi ha spinto verso il mio lavoro. La spinta emotiva a 17 anni per buttarmi in questo mondo me l’ha data lui, non senza un po’ di presunzione, ma anche con coraggio.
“Il primo bacio sulla luna” è un disco evidentemente autobiografico. Quando scriviamo, scriviamo sempre di noi?
Per quel che mi riguarda scrivere di me è fondamentale, ma Pupi mi ha detto una volta: “Io parlo dei miei ricordi perché so tutto di me stesso e non degli altri”. Per me alla lontana è la stessa cosa, nel senso che scrivo di me perché da quando sono piccolo inseguo la mia felicità e mi confronto con gli altri, ma sono i nodi che ho dentro che cerco di snodare. La musica è un linguaggio universale, e questo ha un vantaggio enorme. Senza la condivisione per me niente ha senso, sono un condivisore di natura. Non amo nemmeno cenare senza stare con qualcuno con cui condividere la gioia del cibo.
Un artista che crea deve necessariamente rinunciare alla percezione che ha della sua opera?
Per me una canzone non è vero che quando viene data al pubblico non è più tua. Io sento profondamente che il senso di quello che scrivo rimane immutato. Poi so perfettamente che ogni canzone ha una sua storia legata alla vita degli altri, che ognuno ha diritto di sentire quello che prova. Il significato delle cose è soggettivo, e se non fosse così non potremmo difendere nulla di noi.
Se il posto che ti piace si chiama mondo, perché ricominci dalla luna?
Per dire che ti piace un posto che si chiama mondo devi avere uno sguardo un po’ alieno. E quindi bisogna avere un po’ quel distacco che per fortuna chi fa il mio lavoro impara ad avere. E’ difficile scrivere da dentro le cose che si vivono, bisogna sempre prima guardarle da fuori.
Dico di me: Cesare Cremonini
8 luglio 2011 di Chiara Jato

