Non so che cosa mi salti in testa.
Forse è perché il mio compagno promette da giorni che ormai sono diventati mesi di farmi una foto alla pancia ma non è mai il momento buono, e allora, in qualche modo, dico, bisognerà pure fermare questi meravigliosi-momenti-magici-e-indimenticabili (in-cui-sei-grassa-brutta-squilibrata-svampita-e-non-dormi-niente-la-notte).
E dunque eccomi qui. A scrivere della mia pancia. A guardare il mio ombelico, insomma. Sei mesi di ombelico. “Sei a termine?”, mi ha chiesto oggi la ragazza del centro estivo. Fan culo. Ne mancano ancora quattro. Perché una cosa che solo dopo essere rimasti incinti si può capire è che quando sei al sesto mese per arrivare a nove non ne mancano tre, ma quattro. Com’è possibile? Chiedetelo a una donna incinta, ve lo spiegherà.
Ma torniamo al centro estivo. Il centro estivo è quello in cui va il mio primo figlio, il signor G, 3 anni e mezzo fino a che non ne compie 4 che con questa storia dei mesi divento matta.
E io? Io chi sono? Non è una domanda intelligente. Si potrebbe adottare il metodo buddhista: guardatemi, sono io. O la via analitica: altezza 1.70, capelli scuri, marroni per la precisione ma dipende dalla tinta, idem per gli occhi (tinta a parte)… Oppure facciamo così. Sono una “casalinga-c’ho-da-fare con un figlio e mezzo”. In realtà, sia chiaro, chiunque osi dire che sono una casalinga sarà azzannato alla carotide. Sono una (meglio: faccio la) giornalista, e una specie di autore televisivo, e una ideatrice di idee bellissime ma che non si realizzano mai. Ma siccome tutto questo si può riassumere nella formula “lavoratore autonomo” – anzi, molto peggio: “lavoratrice autonoma” -, capirete bene che faccio meglio a dire che sono una casalinga, che però qualche volta c’ha altro da fare.
Dicevamo: l’ombelico. E’ una femmina. Il che mi fa paura. Per lei, ed anche per me. Che la immagino già tra dodici anni con il dilatatore all’orecchio a vendere i suoi video porno per un pacchetto di sigarette. “Dai maaamma, laaasciami staaare”. Avrà pure l’accento veneto, povera creatura. Per il primo, il signor G, non avevo queste paure. Chissà se è un’intuizione o la vita mi sbeffeggerà. Mister G intanto è nato buono, ma c’è da dire che è facile per uno che ha il privilegio di essere figlio unico per un sacco di tempo. Mi sembra di ricordare che fosse buono anche in pancia. Ricordo grandi salti e calci solo al cinema, con Grindhouse di Tarantino, e dagli torto. Questa invece non sta ferma mai. Mai. Ho provato anche a scrivere “movimenti fetali bambini inquieti” su internet. Ovviamente sono usciti siti di malattie incurabili. Mai fare questo genere di ricerche su internet. Mai.
Adesso vado. Centro estivo. Vietato arrivare in ritardo, madre degenere. Persino la manager-tutto-fare… arriva puntuale. E tu? Proprio tu, la casalinga?!
Casalinga-c’ho-da-fare 1
14 luglio 2011 di Chiara Jato

